Mèstə Marənùddə, barbiere, mandolinista e compositore di polche, valzer e mazurche. Quando la miseria aguzza l’ingegno.
Marino Pellegrini nacque a Ruvo di Puglia il 10 maggio 1888, in un’Italia ancora giovane e in un periodo storico segnato da eventi importanti, come la morte di Don Bosco e l’ascesa di Federico III in Germania. Cresciuto in una famiglia con radici borboniche, Pellegrini lavorò come barbiere nella sua bottega, che si trovava vicino alla Chiesa del Redentore. Nonostante non avesse una formazione musicale formale, Marino si appassionò alla musica, imparando a suonare mandolino, violino e chitarra, spesso improvvisando pezzi per matrimoni e feste locali, divenendo noto con il soprannome di “Mèstə Marənùddə”.
Durante il fascismo e forse anche nel dopoguerra, Marino compose diverse musiche come valzer, mazurke e polke, ma non le scriveva, seguendo la tradizione orale della musica popolare. Spesso differenziava le sue composizioni solo per tonalità, senza dare loro un titolo preciso, creando una varietà di pezzi freschi e vivaci. Le sue composizioni riflettevano la realtà sociale e culturale dell’Italia dell’epoca, tra povertà, solidarietà e speranza, ma anche influenze di grandi maestri come Chopin e Nicola Cassano, suo compaesano.
Marino, uomo di spirito, portò sempre allegria nella sua bottega, che divenne anche un punto di incontro musicale. Si sposò con Addolorata Lorusso, che apparteneva a una famiglia di musicisti, tra cui il famoso jazzista Enzo Lorusso. Suo figlio, Mike Lorusso, divenne uno dei primi vibrafonisti in Puglia.
Le composizioni di Marino, come il Valzer in Si minore o il Valzer in Mi minore, sono cariche di emozioni contrastanti, passando dalla malinconia alla gioia. Purtroppo, molte delle sue creazioni rimasero sconosciute fino a recenti recuperi discografici. Marino morì nel 1961, ma la sua musica e il suo spirito sono riusciti a sopravvivere grazie al lavoro di chi ha cercato di ricostruire il suo patrimonio musicale.
